La storia di un metodo che si perde nella notte dei tempi…

Cos’è il Coaching
Il Coaching (parola che deriva dal termine inglese: “to Coach” che significa “Allenare”) è una metodologia, rivolta ad allenare le potenzialità di un individuo, al fine di raggiungere un obiettivo che egli stesso si è prefissato e che deve rispecchiare le seguenti caratteristiche (sintetizzate dall’acronimo S.M.A.R.T./S.M.A.R.T.E.S.):
Specifico (l’obiettivo non deve essere generico, ma ben identificato: esempio perdere peso)
Misurabile (l’obiettivo deve contenere un’unità di misura quantitativa: dimagrire 10 Kg.)
Attuabile (il soggetto deve avere i requisiti per raggiungere l’obiettivo: esempio essere sano e poter correre)
Realistico (il soggetto deve essere in grado di poterlo realizzare: esempio associare una dieta allo sport fisico)
Temporizzato (ci deve essere una scadenza, ovvero avere una tempistica: esempio entro il 31.12.2018)
Inoltre, per rendere più completo l’obiettivo, ci sono altri due parametri da rispettare:
Etico/Ecologico (deve essere eticamente accettabile e rispettoso dell’ambiente e della comunità: a titolo di esempio, potremmo affermare che il soggetto che vuole perdere peso, lo deve fare nel rispetto dell’ambiente e degli altri).
Sfidante (l’obiettivo non deve essere troppo facile da raggiungere: sempre nella casistica sopra esposta, la persona che ha posto l’obiettivo della perdita di peso deve essere conscia che quello sia il risultato ottimale e non parziale).

Le Origini del Coaching
Senza dilungarsi ulteriormente nell’approfondire le caratteristiche del Coaching, vale la pena soffermarsi invece nel ricordare come tale disciplina affonda le proprie radici nell’antichità, a differenza di quanto si possa pensare.
Tale metodo (parola che deriva dai termini greci: “Meta” -Oltre e “Hodos” -Cammino) risale alla notte dei tempi.
Solo per fare alcuni richiami storici, tale metodologia trae origine dall’arte della Maieutica (conosciuta anche con il nome di “Arte della Levatrice” con la quale la partoriente e l’ostetrica collaborano insieme per dare alla luce una verità), utilizzata dal filosofo greco Socrate (470 -399 a.C.) per far “partorire” le idee ai propri allievi.
E’ famosa, a tale proposito, la massima di Socrate “so di non sapere”, partendo dall’assunto che nessuno può conoscere la verità e che la virtù non potesse essere pertanto insegnata.
La Maieutica si contrapponeva pertanto all’arte della Retorica (o “Arte del Parlare o dell’Eloquenza”), il cui massimo esponente fu l’oratore romano Cicerone (106-43 a.C.), in quanto non si basava sul parlare o insegnare, ma all’opposto traeva valenza nel domandare e nel prestare ascolto attivo verso l’interlocutore.
Ma, andando ancora più indietro nel tempo, e più precisamente al VI Secolo A.C., a coloro che, nell’antica Grecia, si recavano a Delfi per interrogare l’Oracolo, questi rispondeva loro con il seguente avvertimento:

“Ti avverto, chiunque tu sia.
Oh, tu che desideri sondare gli Arcani della Natura,
se non riuscirai a trovare dentro te stesso ciò che cerchi
non potrai trovarlo nemmeno fuori.
Se ignori le meraviglie nella tua casa,
come pretendi di trovare altre meraviglie?
In te si trova occulto il tesoro degli Dei.
Oh, uomo conosci te stesso
e conoscerai l’universo degli Dei”

Questo monito, iscritto in una epigrafe del Tempi di Apollo a Delfi, era un chiaro ed esplicito invito ad “interrogare se stessi”, avviando una ricerca introspettiva, tesa a far affiorare le risposte alle proprie domande.
In epoca più recente, invece, si attribuisce la paternità del Coaching a due importanti personaggi di origine anglosassone: John Whitmore e Timothy Gallwey, considerati i padri fondatori del Coaching “moderno”.
Entrambi sportivi (il primo era corridore di auto sportive ed il secondo insegnante di tennis), hanno avuto il pregio di creare dei modelli ingegneristici per l’applicazione operativa del metodo del Coaching.
A “Sir” John Whitmore (1937-2017) si deve infatti la creazione del modello G.R.O.W. (Goal-Reality-Option-Will), che si basa su obiettivi (“Goal”), realtà (“Reality”), opzioni (“Option”) e volontà (“Will”) ed è usato come riferimento nell’attività di Coaching nella sua ultima versione “G.R.O.W. Expanded”.
A Timothy Gallwey (nato nel 1938 e tuttora vivente), invece, si deve la definizione di “Performance” (“P”) di un soggetto, che è data dal suo “potenziale” (“p”) al netto delle “interferenze” (“i”), che si originano nel suo gioco interiore (“inner game”) fra il “Sé pensante” (giudicante) e il “Sé agente” (istintivo). La formula che la rappresenta è la seguente: “P = p –i”. Le interferenze possono essere sia “interne” (esempio: mancanza di autostima, convinzioni limitanti, timore del giudizio, paura di fallire), sia “esterne” (esempio: mancanza di risorse, clima sfavorevole).