Nelle piccole e medie imprese (PMI) italiane il momento del controllo è spesso associato a quello della redazione del bilancio, confidando che un rendiconto annuale possa essere sufficiente per cogliere eventuali distonie gestionali e non considerando che, invece, si tratta di una “fotografia” ad una specifica data dell’anno, soggetta a regole contabili che non rispondono necessariamente ad una logica di monitoraggio della gestione.
Tenuto conto dei tempi medi di approvazione, si tratta oltretutto di una fotografia datata, nella migliore delle ipotesi, di quattro/sei mesi, un termine breve nella fisiologia dell’impresa, ma alquanto esteso in una situazione di patologia, dal momento che la tempestività rappresenta una variabile essenziale per un’incisiva azione correttiva.

Come si misura lo “stato di salute” dell’impresa
Una dottrina aziendale ormai consolidata fornisce esempi di eventi o circostanze che, considerati individualmente o nel loro complesso, possono far sorgere dubbi significativi sul presupposto della continuità aziendale, e che sono articolati in due ambiti:
1) indicatori finanziari;
2) indicatori gestionali.

Gli indicatori finanziari
• la contrazione del fatturato può causare una riduzione dell’attività circolante; i crediti si riducono proporzionalmente al fatturato (salvo la presenza di situazioni “incagliate”) e diminuiscono gli acquisti di materie prime e di semilavorati;
• gli investimenti in immobilizzazioni possono subire un rallentamento; la battuta di arresto nella fisiologica rotazione degli asset rischia sovente di provocare obsolescenza e, conseguentemente, una perdita complessiva di efficienza sul piano gestionale;
• le disponibilità liquide diminuiscono e cresce il fabbisogno finanziario, soprattutto per fare fronte agli impegni di breve periodo;
• i debiti finanziari crescono e non sempre vi è la possibilità di selezionare le fonti più adeguate; non è infatti raro che siano sottoscritti finanziamenti onerosi e a breve scadenza per arginare le esigenze temporanee, senza riflettere abbastanza sull’impatto che queste potranno avere sulle dinamiche complessive;
• diventa più difficile rispettare le scadenze con i fornitori, con un conseguente peggioramento delle condizioni di approvvigionamento (sulle quantità, sulle forme di pagamento, sul sistema delle garanzie);
• il margine di contribuzione tende ad assottigliarsi ed è complesso assicurare costantemente la copertura dei costi fissi; peraltro, l’eventuale taglio dei costi di struttura trova sfogo solitamente sugli investimenti e sul personale, minando così il ciclo gestionale.

Gli indicatori gestionali
I parametri gestionali ritenuti idonei a far presupporre uno stato di crisi sono:
• intenzione della direzione di cessare le attività;
• perdita di membri della direzione con responsabilità strategiche senza una loro sostituzione;
• perdita di mercati fondamentali, di clienti chiave, di contratti di distribuzione, di concessioni o di fornitori importanti;
• difficoltà con il personale;
• scarsità nell’approvvigionamento di forniture importanti;
• comparsa di concorrenti di grande successo.

G&G Consulting: Cosa facciamo
Noi professionisti di G&G Consulting ci definiamo i “dottori” delle aziende, in quanto attraverso un “check-up economico-finanziario”, basato sull’analisi di indicatori finanziari e gestionali, verifichiamo lo stato di salute dell’impresa e, una volta condivisi i risultati dell’analisi con la Direzione, identifichiamo di comune accordo la terapia più opportuna per migliorare l’efficienza aziendale.